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lunedì 2 dicembre 2013

FRANCESCA PERRONE: DI GIORNO SEGRETARIA, DI NOTTE ARTISTA



PREMESSA
Cosa posso dire di Francesca? un'amica ma soprattutto una  grande artista. Parto subito con ringraziarla di cuore per aver deciso di partecipare al mio blog. Sono orgoglioso che Francesca racconti qui la sua storia, anche se devo dire che lei  è molto di più da quello che si evince nel suo racconto che leggerete in questo post. Francesca durante la giornata svolge tutt'altro lavoro e si dedica al suo lato artistico dalla sera in poi, e la sua attività va anche oltre al solo dipingere. Ero al compleanno di un mio amico, Francesca si occupò della torta per il festeggiato: una torta unica, in due piani che rappresentava perfettamente nei minimi dettagli il logo della 20TH CENTURY FOX arricchita dai personaggi cartoon di MADAGASCAR. Le auguro che la sua passione diventi ufficialmente il suo primo e unico lavoro. 






CHI E' FRASCESCA PERRONE?
Nata a Galatina (Lecce) il 05/06/1978, fin dall’adolescenza dimostra grande interesse e attitudine per il disegno. Ha conseguito il Diploma in Disegnatore di architettura e arredamento presso l’Istituto “G.Toma” di Galatina e nel 2006 la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Lecce. Dopo alcune collaborazioni con laboratori di scenografia e decorazione, nel 2007 lascia il suo amato Salento per trasferirsi a Pavia. Curiosità e passione non l’hanno mai abbandonata e il suo amore per l’arte l’ha condotta, dopo un iniziale affinamento e perfezionamento delle proprie competenze e tecniche pittoriche (attraverso la riproduzione di opere di artisti minori) alla ricerca di uno stile personale. Questo viaggio di introspezione, alla scoperta di se stessa come artista, continua ancora oggi nella consapevolezza di non voler appartenere ad un’unica categoria, ma di voler sperimentare sempre nuove tecniche e nuovi materiali. Proprio questa sua versatilità le ha permesso di realizzare creazioni molto diverse fra loro come paesaggi, ritratti pop, pannelli decorativi e quadri d’arredo con l’ausilio di elementi non convenzionali reinterpretando la tradizione passata con la propria visione del presente poiché “l’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità.(Ugo Foscolo)”. Di giorno segretaria didattica presso scuola privata….di notte “artista".  "Spesso solo la notte trovo il tempo e la tranquillità per dipingere. Direi che sono nata con questa passione e adesso ho deciso di farne quasi un mestiere, infatti come dice F.Bacon: «La creazione è una necessità assoluta che fa dimenticare tutto il resto». Io non pensavo che mi sarei mantenuto grazie alla pittura, volevo solo chiarire delle cose con me stesso. La creazione è come l’amore, non ci si può fare niente. È una necessità. In quel momento, non si capisce come le cose accadano. L’importante è che accadano. Per se stessi e basta. Dopo ci si può divertire a trovare delle spiegazioni… Per quanto mi riguarda, la pittura serve soprattutto a me stesso, se poi uno ci può vivere, tanto meglio".




L'ISPIRAZIONE
"Non m’ispiro mai a qualcuno o a qualcosa in particolare…cerco sempre di accontentare le richieste più svariate, ovviamente regalando la mia interpretazione. Quando dipingo e come se fossi da un’altra parte…è il mio momento di evasione, e spesso ho bisogno di rifugiarmi tra le mie tele, i miei colori e i miei pennelli. Per i miei lavori spesso uso l’acrilico su tele, ma non mi tiro indietro all’utilizzo di nuove tecniche e nuovi materiali. "

PER CONTATTARE FRANCESCA:
Mail: francesca2108@hotmail.it 


martedì 19 novembre 2013

IMPARARE L’ARTE DEL VIVERE: LA TESTIMONIANZA DI PAVEL ALEKSANDROVIČ FLORENSKIJ




Prima che leggiate, volevo semplicemente ringraziare l'autore di questo articolo: Giuseppe Malafronte. Siamo amici dal 1999, chi ci conosce sa che abbiamo sempre avuto un rapporto di amore-odio essendo due persone completamente diverse, appartenenti a due mondi lontani...eppure le forti discussioni, i lunghi periodi di silenzio non hanno mai causato una rottura nel nostro rapporto ma anzi...GRAZIE GIUSEPPE per aver creduto nel mio blog!



Mi chiamo Giuseppe Malafronte 30 anni, di Gragnano (Na), laureato in filosofia e in teologia. La mia ricerca si è focalizzata sul pensiero russo tra la fine dell'Ottocento e il Novecento specializzandomi sulla figura di Pavel A. Florenskij. Ho scelto questo autore perchè incarna, con il suo pensiero e la sua opera, il desiderio di portare organicità ed armonia in ogni anfratto del sapere. Sono autore di diversi articoli e saggi specifici, curo anche il sito www.sulletraccediflorenskij.tk




Imparare l’arte del vivere

La testimonianza di Pavel Aleksandrovič Florenskij


«Che cosa ho fatto io per tutta la vita? Ho contemplato il mondo come un insieme, come un quadro e una realtà unica, ma in ogni istante o, più precisamente, in ogni fase della mia vita, da un determinato angolo di osservazione»[1]


«La vita vola come un sogno, e non si fa in tempo a far niente in quell’attimo che è la vita. Perciò bisogna apprendere l’arte del vivere, la più difficile e la più importante delle arti: quella di riempire ogni ora di un contenuto sostanziale, pensando che quell’ora non tornerà mai più. […] Forse in questo si nasconde un significato profondo, dato che questa situazione si ripete sempre, nel corso di tutta la vita: l’arte della gratuità»[2]



Ormai al solo sentire parlare di cose come filosofia, cultura, pensiero, riflessione, si storce il naso quasi fossero semplici discorsi oziosi, che in tempo di crisi possono trovare il tempo di una chiacchiera da bar o, peggio ancora, di un dialogo tra snob. 

Si è operata una scissione netta tra ciò che è la vita reale e il mondo del pensiero, a cui la maggior parte delle persone guarda con disprezzo, o al più con indulgenza. Sempre più il pensiero, già da Hegel visto come la nottola di Minerva che arriva quando i giochi sono già tutto fatti, non dialoga più con le esperienze vive. 

In questa scia conoscere personaggi che, al contrario, hanno fatto del proprio pensiero un’esperienza fondamentale di vita e viceversa è di straordinaria importanza per comprendere come il sapere, il ricercare e il conoscere possano, fortemente, influenzare le scelte. 

È molto facile se l’intellettuale sia uno scienziato, con i suoi bravi brevetti a testimoniare i suoi progressi: come fare invece con quelle che Dilthey definiva le scienze dello spirito? 

Potrebbe aiutare a superare tutti questi pregiudizi la figura di Pavel A. Florenskij (1882-1937), teologo, scienziato, filosofo, cultore di arte ed esperto linguista russo, morto sotto il regime comunista l’8 dicembre 1937. Pensatore senza etichette, difficilmente collocabile, anche nel contesto ecclesiale di cui entra a far parte nel 1911 divenendo sacerdote, dopo il matrimonio del 1910 da cui nacquero ben 5 figli. 

Egli sperimenta, fino al martirio, un solo precetto: fedeltà alla ricerca di una totalità organica, di un nuovo approccio all’esistente, che potesse contemplare tutto il mondo come un insieme senza perderne però nemmeno la più piccola parte particolare. 

A partire da questo principio Florenskij esplora tutti i campi del sapere umano cercando, con l’ingegno acuto che si ritrova, quelle implicite interconnessioni tra ogni ambito della conoscenza, che sfuggiva ai più. Si dedica alla matematica prima, poi alla filosofia e alla teologia, riapproda alla fisica con l’avvento del regime comunista che ha interdetto l’approfondimento teologico, partecipa alle commissioni sui beni artistici ecclesiastici, contribuendo a salvarli dal progetto di distruzione primigenio. 




Ma è ancor di più la sua vita che risulta armonicamente organizzata secondo ciò che studia e riflette. Non concede sconti né a se stesso, né agli altri: in piena temperie comunista non rinuncia mai al suo abito talare, ricevendo il riconoscimento dello stesso Trockij per la sua linearità. Ancora di più, per restare fedele ai suoi principi, rinuncia persino, nonostante la moglie e i figli, a scappare, a emigrare in Francia, come molti intellettuali suoi amici fecero in quel tempo. 

Arrestato una prima volta nel 1928, viene di nuovo arrestato nel 1933, con la ridicola accusa di essere tra gli organizzatori di un golpe anarchico contro il regime. Condannato dopo essere stato costretto a confessare, inizia il suo lungo viaggio verso i campi di lavoro siberiani. Lentamente la sua esistenza sarà cancellata, fino a quando, un giorno viene comunicata alla famiglia che il detenuto Florenskij non era più abilitato all’invio di lettere. Soltanto nel 1989 si scoprirà la data certa della sua morte: l’8 dicembre 1937, fucilato nei pressi di Leningrado e sepolto in una fossa comune. 

La sua memoria fu praticamente cancellata, i suoi scritti divennero più rari ed introvabili dei frammenti degli autori presocratici, le sue ricerche interrotte o sfruttate anonimamente (come il brevetto del liquido anticongelante): tutto sembrò andar perduto… 

Eppure oggi il comunismo è passato e di Florenskij si parla ancora, riscoprendone, come un tesoro prezioso, aspetti innovativi, soprattutto per ciò che riguarda l’interdisciplinarietà e il pensiero complesso. 

L’invito è, in particolar modo per chi “non si sente portato per la riflessione”, a leggere alcuni suoi scritti (tra tutti: Le porte regali dell’editore Adelphi e non Dimenticatemi le lettere dal gulag edite da Mondadori) per comprendere come il pensiero si faccia vita concreta e come esso possa irrorare la vita, donandole il coraggio della testimonianza fino al dono della vita. 

In tempi in cui facilmente si scende a patti con la propria morale, con i propri principi, Florenskij indica che il rigore scientifico può, deve, anche farsi uno stile di vita. 

Magari, perché no, un libro letto in più, una riflessione ragionata, ci costituiranno cittadini più consapevoli! 



«Retaggio della grandezza è la sofferenza, sofferenza che viene dal mondo esterno, e sofferenza interiore, che viene da noi stessi. Così è stato, è, e sarà. […] Sì, la vita è fatta in modo che si può dare qualcosa al mondo solo pagandone il fio con sofferenze e persecuzioni. E più il dono è disinteressato, più crudeli sono le persecuzioni, e dure le sofferenze. […] Per il dono della grandezza è l’uomo che deve pagare con il proprio sangue»[3]



[1] P. A. Florenskij, Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 2006, p. 379.

[2] P. A. Florenskij, Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 2006, pp. 374-375.

[3] P. A. Florenskij, Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 2006, pp. 374-375.





lunedì 11 novembre 2013

MENA: RIDIVENTO MAMMA, 13 ANNI DOPO




Mi chiamo Mena e sono cugina di primo grado di Fulvio. Ma più che cugini e come se fossimo fratelli, essendo cresciuti insieme: abbiamo condiviso gli anni dell'infanzia nella stessa casa , dove c'era tanto amore e soprattutto tanta accoglienza da parte di quella piccola grande donna che era la mitica nonna Assunta! Il mitico cuginone mi scrive in privato,chiedendomi se mi sentivo di raccontare nel suo blog i motivi che mi hanno spinta a procreare di nuovo dopo 13 anni dalla prima figlia. Sono stata subito felice di accontentare la sua richiesta.



La mia storia però inizia parecchio tempo fa, quando decisi di fare la prima figlia. All'epoca avevo appena 22 anni,non sapevo niente di fertilità, sterilità e problemi ad essi connessi quindi fare un figlio in giovane età mi entusiasmava. Pensavo che a 40 anni avrei avuto dei figli già adolescenti e quindi potevo godermeli di più e nello stesso tempo pensavo: “sarò di nuovo più libera!”. Ma dovetti fare i conti con questo figlio che non arrivava,con la mentalità "da provinciale" di alcune persone del mio paese (pronti a sparlare) ,con dottori spietati e aggrappati solo al dio denaro e soprattutto a fare i conti con me stessa: mi sentivo inutile, frustrata e impotente perchè non potevo essere MADRE.



Ho ringraziato spesso Dio di esser nata in questo secolo,dove anche chi ha problemi può diventare madre,può avere una possibilità concreta,ma tutto ciò si ottiene solo lottando e soffrendo, anche fisicamente. Si, fisicamente soprattutto, perchè l'esame delle tube e dell’utero sono esami invasivi dove si prova un dolore indescrivibile. Il pensiero che la meta era vicina e che ce la potevo fare, erano le uniche motivazioni che mi spingevano ad andare avanti fino alla fine senza arrendermi. E fu cosi che infine vinsi la mia battaglia: nell'agosto del 2000 nacque Emanuela. Una gioia immensa! La felicità era cosi grande che dimenticai immediatamente i duri mesi passati di difficoltà a sacrifici. 


giovedì 7 novembre 2013

STEFANIA, UNA MILANESE A ROMA




Di solito sono gli italiani del centro e del sud a trasferirsi al nord per motivi di studio, lavoro o semplicemente perchè il loro paesino d'origine gli sta stretto (come il sottoscritto). Per questo mi ha incuriosito la scelta di vita della mia amica Stefania, milanese D.O.C. che per motivi di CUORE ha deciso di trasferirsi nella "MAGGGICA" Roma (che io amo alla follia!!!!). 

1) Andiamo subito al dunque: da MILANESE D.O.C. avresti mai immaginato che un giorno saresti andata a vivere a Roma?
Diciamo di si, sono anni che frequento la città eterna e sapevo che prima o poi mi sarei trasferita, mi ero anche data un tempo, entro i 30 sarò li, e infatti eccomi qui!

2) Per anni hai fatto la pendolare MILANO-ROMA per andare a trovare i tantissimi amici che vivono nella capitale eterna, hai mai pensato che il principe azzurro l'avresti incontrato proprio li?
No, anche perchè non mi è mai capitato di incontrare uomini davvero interessanti, e pensare che il mio principe azzurro era proprio li vicino a me visto che è un collega di un mio caro amico.

3) Cosa ti piace di più di Roma?
Di Roma adoro l'atmosfera che riesce a regalarti mentre passeggi per la città... i monumenti...le rovine... il Tevere... insomma è difficile da spiegare la sensazione che si prova. Sono 15 anni che di continua emozione verso questa città, e poi diciamocelo: i romani sono stupendi!!!

4) Cosa ti manca di Milano?
Di Milano sicuramente mi manca tantissimo la mia famiglia e gli amici. Poi aggiungo la moda, ma la città in sè no perchè non sono mai stata legata ad essa più di tanto.

5) Aspetti negativi nel vivere a Roma?
Roma essendo una grande città ha molti aspetti negativi purtroppo, ma essendo una romana "adottata" devo essere buona e quindi ne dirò solo uno: IL TRAFFICOOOOOOOOO!!!

6) ...e di Milano?
Il clima, per una metereopatica come me era un vero disastro.
7) Cosa pensano gli amici romani della tua Milano?
La nebbia, c'avete solo la nebbia. Ecco cosa pensano i romani di Milano!:-)))

8) Appena ti sei trasferita a Roma, hai sentito l'esigenza di aprire un blog per raccontare la tua nuova avventura, come mai?
Sono di Milano, tutto si può dire ma non che non abbiamo i locali più belli d'italia, più modaioli, quindi so di cosa parlo, diciamo che mi piaceva far leggere il mio punto di vista agli altri, e poi diciamocelo, un pò tutte in fondo ci sentiamo Carrie Bradshaw!!

Per seguire le avventure di Stefania nella sua amata Roma,  leggete il suo BLOG: